1976 – 2026, IL 6 MAGGIO DI 50 ANNI FA IL SISMA IN FRIULI VENEZIA GIULIA
La sera del 6 maggio 1976 una scossa devastante di magnitudo 6.5 sconvolse il Friuli Venezia Giulia, colpendo oltre 120 comuni e un territorio di 3.000 km quadrati. In quegli istanti drammatici, la percezione dei vigili del fuoco fu immediata: “Sapevo che la lotta contro il tempo era iniziata” ricorda Giorgio Godina, allora funzionario del Comando di Udine, “nonostante le persone già in salvo non sarebbero rientrate in casa per telefonare ai pompieri. Decisi che se non fossero giunte richieste di soccorso, saremmo stati noi a cercarle».
L'impatto con la realtà fuori dalla caserma di Udine fu brutale. I soccorritori si ritrovarono immersi in uno scenario apocalittico: “Mi colpì subito il buio profondo e la mancanza di energia elettrica; tutto era avvolto dalla spessa e sconfinata nube di polvere creata dai crolli. La presenza a terra di ruderi e grosse porzioni di case ingombrava le strade, rendendo quasi impossibile entrare nei centri abitati”. In quel “mondo rovesciato”, la squadra fu colta “da un intenso senso di sconforto, da un'angoscia profonda e da un sentimento di completa impotenza e grande vulnerabilità”.
Tra le testimonianze più toccanti resta il salvataggio di una bambina a Gemona (UD), individuata in condizioni di visibilità proibitive e così descritte sempre dal vigile del fuoco Godina: “La luce era scarsa e i miei occhi erano gonfi e irritati dalla polvere. Mi parve di scorgere uno straccio pendente dal tetto ma al tatto capii che si trattava di una lunga ciocca di capelli”. Avvicinandosi, il soccorritore intravide “un volto polveroso con due occhi spalancati, lo sguardo fisso di una bambina che piangeva in assoluto silenzio”. La piccola era rimasta bloccata sotto il peso di una trave in cemento armato; la squadra riuscì a tagliare la struttura e a portarla fuori attraverso un lucernaio. “Fu un momento di estrema gioia e soddisfazione”, conclude il racconto, “il nostro primo soccorso con esito favorevole, un episodio che ha segnato per sempre la mia vita professionale».
La risposta del Corpo Nazionale fu massiccia, con 1.500 vigili del fuoco e 558 automezzi giunti da tutta Italia per scavare e assistere la popolazione. Il bilancio finale fu di 965 vittime, tra cui quattro vigili del fuoco che persero la vita in un tragico incidente in elicottero durante le operazioni, un sacrificio che resta parte integrante della memoria di questa terra.